In italiano: Cristo, il Principio del creato – III parte

Cristo, il Principio del creato – III parte

P. Maximilian M. Dean, FI

Cristo come il principio:
una premessa dottrinale

Prima di esporre che Cristo è il Principio, conviene stabilire alcune cose per non errare dalla vera dottrina.

Soprattutto, anche se si potrebbe non essere d’accordo sulla prima interpretazione sopra riportata riguardante il Padre come il Principio, si accetta tutta la dottrina presentata dai nostri Dottori Cirillo, Agostino e Bonaventura nei loro commenti al Giovanni, cioè che il Verbo in Sé è eterno, increato e divino, che è nel Padre per virtù della stessa natura divina ed è altrettanto distinto dal Padre nella Sua Persona.

Inoltre, nel dire che Cristo è il Principio non si intende in assoluto che il Verbo in Sé fu creato. Neanche vuol dire che il Verbo abbia avuto la natura umana prima dell’Incarnazione o addirittura prima della creazione del mondo. No, si intende che Dio – Padre, Figlio e Spirito Santo – ha voluto l’Incarnazione del Figlio per primo, ossia ha predestinato l’umanità sacra di Cristo all’unione ipostatica “prima della creazione del mondo” (Ef 1,4) e come “generato prima di ogni creatura” e “prima di tutte le cose” (Col 1,15.17) nella Sua intenzione di creare. Il Cristo fu inteso nel disegno divino come il “Principio della creazione di Dio” (Apoc 3,14) e poi Dio ha voluto e creato tutto il resto in Cristo, per mezzo di Cristo e in vista di Cristo. Dopo il Principio, cioè dopo aver voluto l’Incarnazione del Verbo nel grembo della Vergine Maria, si inizia l’esecuzione del disegno di Dio nel creare il mondo e, alla fin fine, la piena realizzazione del Suo disegno creatore, ossia il ricapitolare tutto in Cristo.

Per meglio capire la distinzione fra l’intenzione e l’esecuzione del progetto creatore di Dio[1], un insegnamento caro al Sottile[2], esaminiamo l’insegnamento illuminante di Agostino che distingue la realizzazione di un progetto (esecuzione) dall’idea da realizzare (intenzione): “Se, ad esempio, devi costruire un edificio, devi realizzare qualcosa di grande, prima ne concepisci l’idea nella tua mente. L’idea è già nata quando avrai costruito e ultimato l’edificio, se non quando avrai realizzato e portato a compimento la tua opera. Essi ammirano il tuo progetto e aspettano la costruzione mirabile; restano ammirati di fronte a ciò che vedono e amano ciò che ancora non vedono: chi può, infatti, vedere l’idea? Se dunque di fronte ad una grandiosa realizzazione viene fatto di lodare l’idea di un uomo, vuoi misurare la grandezza dell’idea di Dio che è il Signore Gesù Cristo, cioè il Verbo di Dio?”[3] Anche se Agostino non arriva a dire che l’idea del Verbo Incarnato era in principio presso Dio, il suo pensiero ci dà la possibilità di distinguere l’idea di Dio nel creare il mondo dalla sua realizzazione. È un principio di filosofia che risale a Aristotele: “Che è prima nell’intenzione e poi nell’esecuzione”[4]. Ma il progetto è lo stesso sia nell’intenzione che nell’esecuzione.

Vuol dire che Cristo, quale capolavoro di Dio Creatore[5], esisteva prima nella mente di Dio come idea, come intenzione, e poi nel tempo si è realizzato quando il Verbo si fece carne; prima ci fu la predestinazione di Cristo alla gloria, poi la creazione di tutto in vista di Lui e per mezzo di Lui[6].

Potrebbe essere un’occasione di confusione pensare che Cristo, “il principio”, viene non soltanto dopo il principio temporale della creazione, ma verso la fine. Ma è proprio così. Spiega San Pietro: “Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma si è manifestato negli ultimi tempi per voi” (1 Pt 1,20). Prima della Sua manifestazione fu sempre presente nella mente di Dio come idea, sapienza creata, intenzione, primo predestinato, primogenito, primo voluto. P. Ruggero Rosini scrive a proposito: “Per noi è difficile capire come un’azione futura possa influire su un’azione presente. Per Dio simile difficoltà non esiste: a Lui tutto è presente. Non Gli fu, infatti, difficile preservare Maria dal peccato originale in previsione dei futuri meriti della morte di Cristo. Dobbiamo, allora, credere che altrettanto non Gli fu difficile creare ‘tutto per mezzo di Cristo’ sin dall’inizio dei tempi. [7]

Per meglio facilitare la comprensione di ciò (e per non smarrire la strada nel labirinto di pensieri profondissimi che ora verranno esposti), si richiede di tenere in mente il seguente diagramma come una mappa.

Continua…


[1] Cfr. P. Maximilian M. Dean, A Primer on the Absolute Primacy of Christ, (Academy of the Immaculate, New Bedford 2006) pp.27-29; 56-57; 91-94.

[2] Scoto, quando scriveva su questo argomento dell’Incarnazione non occasionata dal peccato, parlava del “ordinate volens” dove s’inizia con l’imperfetto nell’intenzione e si finisce con il perfetto nella esecuzione. Cfr. Ordinatio, III, d.7, q.3; Opus Parisiense, Lib III, d.7, q.4.

[3] Agostino, Commento al Vangelo di Giovanni, I, n.9 (Città Nuova Editrice, Roma 2005, p.84-85).

[4] Aristotele, Metaphysica, VI, t.7, c.23.

[5] Cfr. Scoto, Opus Parisiense, L. III, d. 7, q. 4, dove si chiama il Cristo (Verbo Incarnato) il “summum opus Dei” che non può essere “occasionatum” dal peccato, ma che fu decretato e predestinato per la massima gloria di Dio già prima di qualsiasi considerazione della redenzione dell’uomo dal peccato.

[6] Ibid.

[7] Rosini, op. cit. p.130