In italiano: Cristo, il Principio del creato – VII parte

Cristo, il Principio del creato – VII parte

P. Maximilian M. Dean, FI

Cristo “creato all’inizio… fin dal principio, dagli inizi della terra” (Prov 8,22-23)

Salomone scrisse: “Il Signore Mi ha creato, il principio[1] della Sua attività, prima di ogni Sua opera, fin d’allora. Dall’eternità sono stata costituita, fin dal principio, dagli inizi della terra… quando Egli fissava i cieli, Io ero lì… quando disponeva le fondamenta della terra, allora Io ero con Lui come architetto ed ero la Sua delizia ogni giorno, Mi rallegravo davanti a Lui in ogni istante; Mi ricreavo sul globo terrestre, ponendo le Mie delizie fra i figli dell’uomo…” (cfr. Prov 8,22-9,6).

I Santi Padri – compresi Agostino e Cirillo – sono unanimi nell’interpretare questo splendido brano come riferimento a Cristo[2]. Citiamo tre altri Dottori della Chiesa come conferma sicura:

– Sant’Ambrogio: “Non meravigliarti se prima dei secoli si dice che [il Verbo] fu fondato, dove leggi che fu predestinato prima del tempo. Che questa espressione, ‘Il Signore Mi ha creato’, si riferisca all’Incarnazione, risulta evidente nei seguenti…[3]”.

– San Girolamo: “E siccome… nei Proverbi di Salomone si parla della Sapienza come il principio creato delle vie di Dio… proclamiamo liberamente che non ci sia pericolo nell’affermare la Sapienza come creata…; le parole ‘Il Signore Mi ha creato…’ si riferiscono al mistero dell’Incarnazione, non alla natura di Dio[4]”.

– Sant’Anselmo: “ ‘Ab initio ante saecula creata sum’. Dall’inizio del mondo e prima dei secoli la Sapienza fu creata nell’essere stata predestinata secondo la Sua umanità[5]”.

Ciò stabilito, la Sapienza di Dio, che è il Dio-Uomo Gesù Cristo[6], fu “costituita, fin dal principio” quando Dio Creatore scelse, nel Suo amore, di comunicare Se stesso ad extra, cioè quando il Suo amore scelse di creare l’universo con l’Incarnazione come cuore e capolavoro[7].

Gesù, Verbo Incarnato, fu presente, fu “lì”, al centro del decreto divino quando Dio onnipotente “fissava i cieli”.

Il Verbo fatto carne fu “con Lui come architetto” poiché tutto fu creato in Cristo, per mezzo di Cristo e in vista di Cristo. Gesù, quindi, anche se è venuto “ultimamente” (Eb 1:2; cfr. 1 Pt 1,20) secondo l’esecuzione del decreto divino, fu lì nell’intenzione divina come Disegno e Modello di tutta la creazione.

Ed ecco, quando Dio creò, aveva Gesù – il Principio del creato – che si rallegrava davanti al Suo sguardo divino. Quando mise in moto il Suo piano e disse quelle parole creatrici, “Sia fatto…”, Cristo si rallegrava, per così dire, in ogni istante, in ciascuno dei sei giorni della creazione. Tutto l’universo, infatti, fu creato per Lui per nessun merito Suo, ma solamente per la generosità pura e semplice del Creatore che liberamente scelse e predestinò l’umanità sacra di Cristo alla massima gloria via l’ipostatica unione. Gesù “ricreava”, dunque, “sul globo terrestre, ponendo” le Sue “delizie fra i figli dell’uomo…”, rallegrandosi di essere scelto come Emanuele, Figlio della Vergine Maria, “il primogenito tra molti fratelli” (Rm 8,19) per glorificare perfettamente Iddio sulla terra (cfr. Gv 17,4).

Da questo si vede facilmente che non c’è nessun problema nell’interpretare i primi versetti di Giovanni in questo senso: che il Verbo sia Cristo, cioè il Verbo Incarnato che è la Sapienza creata dei Proverbi.

Continua…


[1] Dal greco: “Il Signore Mi ha creato, il principio (εχτισε με)”.

[2] Cfr. P. Chrysostomus Urrutibéhéty, Christus Alpha et Omega, Lille R. Giard (1910), cap. V, pp.81-105; cfr. anche P. Ruggero Rosini, op. cit., pp.111-115, 129.

[3] Sant’Ambrogio, De Fide, L.I, c.15 (PL 16, 550).

[4] San Girolamo, In Epist. ad Eph., L.I, c.II (PL 26, 471).

[5] Sant’Anselmo, Homiliae et Exhort., Hom. I (PL 158, 587).

[6] Spesso si fanno obiezioni all’uso della letteratura sapienziale per sostenere che Cristo era il Principio (cfr. nota 38) e che è stato predestinato in modo assoluto sin dall’inizio (cfr. Scoto, Ordinatio, III, d.7, q.3; Opus Parisiense, III, d.7, q.4; Lectura Completa, III, d.7, q.3; Reportatio Barcinonensis, II, d.7, q.3). Ma il dire che Cristo è quella sapienza creata che stava davanti a Dio nel creare il mondo non esclude il riferimento alla sapienza divina in sé. Anzi chi segue la Cristologia del Dottore Sottile (cfr. Scoto, Ordinatio III, d.2, q.2) non ha bisogno di dire “o sapienza creata o sapienza divina”, ma per virtù dell’unione ipostatica può dire e sapienza creata e sapienza divina, tutte e due, nell’unione della Persona. In questo modo non c’è pericolo di cadere nell’errore di Arius che sbagliò insegnando che Cristo fu perfetto Figlio in quanto creatura, ma sempre e solo come pura creatura e non Dio. Altrettanto di evita l’errore di Nestorio che insegnò che Cristo fu perfetta come persona umana perfettamente unita alla Persona divina, per cui in Cristo ci furono due persone e non due nature unite in una sola Persona. No, il Verbo incarnato era presso Dio come sapienza creata, ma era altrettanto Dio stesso come sapienza divina – Cristo, vero Dio e vero Uomo, in Principio presso Dio.

[7] Cfr. S. Francesco del Sales, Trattato dell’Amore di Dio, II, IV.